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my dirty mind

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Babygirl's Sweet Surrender

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Pompino e non solo!

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solo 18+, ho 24 anni e sto a Verona...se sei interessata a divertirti e godere scrivimi in chat... possibilmente ragazze nei dintorni di verona...
fuck her pussy raw

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anima dannata.

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Quando eravamo piccoli ci incoraggiavano ad avere dei piccoli segreti. Ci regalavano diari con il lucchetto e poi ci dicevano “Qui puoi scrivere tutto quello che vuoi e non lo leggerà nessuno”. Piano piano ci siamo abituati. Adoravamo condividere cose con i nostri migliori amici e poi dire “sei l'unico a saperlo”. Avere un segreto era qualcosa di meraviglioso, era un piccolo tesoro da proteggere Poi siamo cresciuti. I nostri segreti sono cambiati. Adesso compriamo cicche solo per nascondere l'odore di fumo, non baciamo più sulla guancia nostra madre per evitare che senta l'odore di alcol. Ci inventiamo scuse impossibili per i compiti non fatti, la verifica andata male, l'ora di educazione fisica che non abbiamo voglia di fare. Ma io torno a pensare a quel diario che ci avevano regalato. Ce l'abbiamo ancora, solo che i fogli sono diventati pelle, la biro una lametta, l'inchiostro sangue. Non abbiamo più il lucchetto, ma le protezioni quelle sì. Braccialetti, orologi, maniche. Perchè i segreti vanno protetti, no? È cambiato tutto. I segreti sono diventati colpe, i sorrisi lacrime. Non c'è più nessuno con cui condividere, nessuno da rendere partecipe. Siamo soli, immensamente soli. Ci teniamo tutto dentro, continuando a scrivere su pagine già piene. Sapete una cosa? Dovremmo trovare qualcuno a cui poter dare la chiave del diario, qualcuno che aggiunga pagine bianche e che si offra di scriverle con noi.
•ANIMA DANNATA•

•ANIMA DANNATA•

Anima dannata.

In quella stanza nera e buia, troppe volte macchiata di rosso, cercava rifugio dai suoi demoni e dalle paure che da dentro la stavano divorando. Fiumi di lacrime solitarie non erano riusciti a lavare via il dolore che giorno dopo giorno cresceva in lei. Lentamente stava morendo dentro. Sperava in silenzio che qualcuno le tendesse una mano per aiutarla, che qualcuno guardasse in fondo a quei suoi grandi occhi scuri che chiedevano aiuto. Ma nessuno si accorgeva di lei e del suo dolore e così il baratro che la stava inghiottendo si faceva sempre piu oscuro e profondo. Ogni giorno era uguale a quello precedente, lei sola e fragile che combatteva un’inutile battaglia con quel demone che la stava consumando. Le pareti che per tanto tempo l’avevano difesa da quel mondo che non riusciva a capirla, ormai non bastavano più. Il dolore era troppo grande e i pensieri troppo neri, doveva trovare un modo per fuggire da quella realtà sporca. E così il primo taglio venne da solo, il sangue rosso cremisi sgorgava dal suo polso e con se portava via il dolore, la rabbia e la tristezza. Era un modo per non stare più male, ogni cicatrice era un giorno superato e ogni goccia di sangue che lentamente cadeva a terra un po’ di quel male oscuro che se andava. Era la sua unica amica, quella lama che affondava nella carne, era l’unica che capiva il suo dolore e che con il suo freddo abbraccio la faceva stare meglio. Ma era anche un invito per l’inferno, ad ogni passo violento su quella candida pelle si prendeva un pezzo della sua vita. Lentamente quel piccolo fiore raro che doveva ancora sbocciare stava appassendo, stava sparendo tra l’indifferenza della gente. I suoi occhi si erano spenti, non c’era più speranza in essi, ma solo un immenso e oscuro nulla. Quel dolore fisico era come una droga per lei, era il suo modo per sentirsi viva. Nascondeva le braccia sotto alle felpe, perché quelle cicatrici raccontavano la sua storia e il suo dolore. I tagli si facevano sempre piu profondi, sempre più sangue serviva per tenere e bada il demone. Lei non esisteva più, la dolce e timida ragazza che passava interi pomeriggi a sognare a occhi aperti si era trasformata in un fantasma che desiderava solo sparire per sempre. Si era arresa a quell’oscuro male che l’aveva consumata e le aveva tolto la voglia di vivere. Un’ultimo taglio e tutto sarebbe finito, lì dove era cominciato, in quella stanza nera e buia. E cosi la lametta tracciò un’ultimo sfregio sul quel corpo ormai vuoto, un’ultimo gesto per liberarsi definitivamente di quella sofferenza. Finalmente era libera, aveva sconfitto il suo demone. Il suo corpo era immerso in quel sangue che per tanto tempo, goccia dopo goccia, aveva scandito il passare delle sue notti. Un angelo incompreso aveva abbandonato questo mondo, un angelo che per troppo tempo aveva vagato da sola per quell’oscura foresta che è la tristezza.
fare l' amore

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